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La partita IVA

La partita IVA

La partita Iva è una sequenza numerica di 11 numeri che identifica una società o una persona fisica. I primi 7 numeri collegano la partita Iva al contribuente che ne è titolare, i successivi 3 corrispondono al codice identificativo dell’Ufficio delle Entrate e l’ultimo numero ha una funzione di controllo. La sequenza, quindi, identifica il titolare dell’attività e anche la posizione fiscale dello stesso.
L’obbligo di aprire una partita Iva è collegato al carattere di abitualità o di occasionalità con cui viene svolta una determinata attività. Chiunque esercita un’attività economica abituale e continuativa d’impresa commerciale, artigiana o industriale sotto forma di ditta individuale o di società, oppure come libero professionista (iscritto o meno a un ordine professionale), è soggetto all’obbligo di apertura di una partita Iva.
I soggetti obbligati sono tutti i lavoratori che offrono un servizio o un bene per conto proprio e non sono titolari di rapporti di lavoro subordinato. Quindi, nel momento dell’apertura della partita IVA, chi intende avviare la propria attività in proprio accetta l’obbligo di emettere fattura e di pagare i contributi dovuti al fisco e alla previdenza sociale sotto forma di IVA, imposta sul valore aggiunto.

Per aprire la partita Iva è necessario presentare apposita richiesta all’Agenzia delle Entrate, tramite la compilazione e la consegna dei modelli AA9/12, per le persone fisiche, e AA7/10, per i soggetti diversi. I modelli possono essere scaricati direttamente sul sito dell’Agenzia delle Entrate, e consegnati:

  • presso uno degli Uffici dell’Agenzia delle Entrate, in allegato con il proprio documento di riconoscimento;
  • attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno, con in allegato fotocopia del documento di riconoscimento;
  • in modalità telematica, attraverso l’apposito software da scaricare, direttamente dal contribuente o tramite i soggetti incaricati della trasmissione telematica.

Per i soggetti tenuti all’iscrizione al Registro delle imprese o al Repertorio delle notizie economiche e amministrative (Rea), invece, è stata introdotta la Comunicazione Unica. Tale procedura amministrativa, obbligatoria per le imprese a partire dall’aprile 2010, permette di compilare i modelli AA9/12 e AA7/10 e inviare il tutto in via telematica o tramite supporto informatico al Registro delle imprese.
Tale richiesta rappresenta la dichiarazione di inizio attività e deve essere consegnata entro 30 giorni dall’avvio della propria attività professionale autonoma. I titolari di partita Iva sono obbligati, inoltre, ad aprire la propria posizione previdenziale all’INPS per il pagamento dei contributi e all’INAIL per l’assicurazione obbligatoria.
Aprire una partita IVA è gratuito ma è necessario scegliere il tipo di regime fiscale più adatto alla specifica attività. I regimi fiscali che è possibile scegliere sono due:

  • regime forfettario, ex regime dei minimi, introdotto nel 2016, oggetto di modifiche a partire dal 1° gennaio 2019;
  • regime ordinario.

I regimi prevedono costi di gestione differenti, per questo è bene valutare i costi e quanto bisogna realmente pagare per aprire una partita Iva.
Il regime forfetario rappresenta il regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale, purché siano in possesso dei requisiti stabiliti dalla legge e non incorrano in una delle cause di esclusione.
A partire dal 1° gennaio 2019 il regime forfettario può essere scelto dai contribuenti che non superano il limite di 65.000,00 euro di ricavi o compensi. La Legge di Bilancio 2019 ha eliminato i limiti relativi alle spese per lavoro accessorio, al reddito da lavoro dipendente percepito e al costo dei beni strumentali.

Sono esclusi dal regime forfettario:

  • quanti partecipano a società di persone, associazioni o imprese familiari, oppure detengono il controllo;
  • chi detiene il controllo diretto o indiretto su srl o associazioni in partecipazione che esercitano attività economiche riconducibili a quelle associate al regime forfettario;
  • i non residenti, con l’eccezione di quanti risiedono in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo, e producono in Italia almeno il 75% del loro reddito complessivo;
  • chi esercita la propria attività prevalentemente nei confronti del datore di lavoro attuale o di datori con cui erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta (si considerano allo stesso modo soggetti direttamente o indirettamente riconducibili a tali datori di lavoro);
  • chi effettua in via prevalente o esclusiva cessioni di fabbricati, terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi.

Il regime agevolato prevede l’applicazione di un’aliquota sostitutiva Irpef e Iva al 5% per i primi 5 anni, che passa al 15% a partire dal sesto anno. Per quel che riguarda i contributi Inps relativi ai professionisti senza cassa e quindi iscritti alla gestione separata Inps, l’aliquota contributiva è del 27,72%. Inoltre, è prevista la possibilità, per i forfettari di adottare il regime Inps agevolato, che prevede il minimale ridotto del 35% da pagare in tre rate trimestrale.
Il regime forfettario permette, in materia di IVA, l’esonero dall’obbligo di fatturazione elettronica o di tenuta delle scritture contabili.

I titolari di partita Iva, lì dove non sarà applicabile il regime forfettario, saranno soggetti al pagamento delle imposte e dei costi ordinari.
Il regime contabile ordinario è obbligatorio, a prescindere dall’ammontare di ricavi conseguiti, per:

  • A, S.r.l., S.r.l.s., S.a.p.a., società cooperative e mutue assicuratrici;
  • Enti pubblici e privati che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali;
  • Stabili organizzazioni di società ed enti non residenti;
  • Associazioni non riconosciute e consorzi che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali.

Qualora l’ammontare di ricavi conseguito sia superiore a 400.000 euro (nel caso di attività di prestazioni di servizi) o superiore a 700.000 euro (nel caso di altre attività), l’obbligo si estende inoltre a:

  • Persone fisiche che esercitano attività commerciali;
  • Società di persone (S.n.c. e S.a.s.);
  • Enti non commerciali che esercitano anche un’attività commerciale in misura non prevalente.

costi per aprire e mantenere una partita Iva in regime ordinario sono:

  • costo per Camera di Commercio – diritto camerale (sono esenti i contribuenti che svolgono attività professionali e tecniche che non obbligano all’iscrizione al registro delle imprese);
  • Irpef;
  • costi gestione separata Inps o cassa professionale;
  • Irap;
  • Iva, l’imposta sul valore aggiunto calcolata sull’imponibile di ogni fattura.

Possono, invece, adottare il regime contabile semplificato quando i ricavi sono inferiori a 400.000 euro nel caso di attività di prestazioni di servizi e 700.000 euro nel caso di altre attività:

  • persone fisiche che esercitano attività commerciali in forma di ditta individuale (che non ha i requisiti per accedere al regime forfettario o, semplicemente, che non vuole aderirvi);
  • società di persone (S.n.c. e S.a.s.);
  • enti non commerciali che esercitano un’attività commerciale in via non prevalente.

Aprire la partita Iva ha i suoi vantaggi, ma ha anche un costo di mantenimento, quindi prima di aprirla è necessario vedere se l’attività che si intende svolgere rientra tra quelle redditizie.

Se si è lavoratori indipendenti e gli introiti superano i 5.000 euro annui, è consigliabile aprirla per regolarizzare la propria posizione fiscale, ma sotto i 5.000 euro è meglio valutare attentamente poiché le spese di gestione potrebbero incidere sui guadagni.

 

 

 

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